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La gravidanza è un periodo di grande cambiamento per la donna: il corpo si deve adattare per far posto a una nuovo vita, l’assetto ormonale si modifica per permettere lo sviluppo del bambino, il cuore è sconvolto da mille emozioni che si alternano tra gioia infinta e paura mista ad ansia. Anche l’assetto energetico della madre cambia: molta della sua energia e della sua consapevolezza viene

diretta verso il bambino e la sua crescita, senza dimenticare che questa è impossibile se la madre non mantiene sano e equilibrato il suo organismo.

Per un bambino, la prima casa che può sperimentare attraverso il corpo è rappresentata dall’utero. Per questo motivo, tale ambiente ha un’influenza importante sullo sviluppo del bambino e del sistema dei chakra, in particolare del primo, Muladhara, di cui abbiamo già parlato in passato!

Ad esempio: se l’utero è contratto e rigido, il bambino impara a contrarre e accartocciare il corpo; se la madre è spesso in uno stato di stress e ansia, l’utero viene invaso da sostanze che stimolano un livello di energie più intenso, che diventa lo stato normale del bambino.

L’equilibrio nutrizionale ed emotivo della madre durante la gravidanza influenzano lo stato energetico del bambino. In pratica tutto ciò che energicamente ed emotivamente la madre vive viene direttamente vissuta dal piccolo nella pancia.

Anche il modo in cui una madre sceglie di dare alla luce il proprio bambino può avere diverse ripercussioni sul suo sviluppo energetico: è ovvio che l’esperienza del parto-nascita non è del tutto programmabile e non si può sapere a priori come procederà il travaglio, però ci sono alcune scelte che i genitori possono fare durante il periodo della gestazione per permettere al bambino di nascere in un “ambiente accogliente”.

La nascita è infatti la prima esperienza di sopravvivenza: quando entriamo di fatto nel mondo fisico, il primo chakra deve dare prova della propria energia per assicurare la nostra sopravvivenza.

I traumi di nascita (luci accecanti, freddo, allontanamento precoce dalla madre, sculacciate, aspirazione dal naso…) possono causare future difficoltà e fragilità: se nei primi istanti di vita il neonato sente che la sua vita è in pericolo, sente di non ricevere affetto e sostegno dalle persone amate e che i suoi bisogni primari non vengono soddisfatti al momento giusto, mette in discussione il suo diritto di esistere e sarà verosimilmente più propenso al pianto, ad essere dipendente e ad avere problemi di salute.

Durante la gestazione il primo chakra della madre sviluppa la sua energia per permettere il radicamento del bambino: la sua anima vibra ancora a livelli molto alti durante la gestazione e deve gradatamente abbassare le sue frequenza fino a raggiungere quella terrestre. La madre, espandendo l’energia del primo chakra, del radicamento, aiuta il bambino in questa delicata e importante fase della sua discesa.

Dopo la nascita è importante che la donna lavori sul primo chakra per “richiuderlo”: durante il parto insieme al bambino è stata espulsa anche molta energia, come in un canale tra interno ed esterno.

Se nel puerperio la madre non richiude questo canale, l’energia continua a fluire verso l’esterno, invece che risalire verso il cuore, dove verrà trasformata in latte e amore.

Eccoti una posizione che potrai facilmente praticare con il tuo bambino portato in fascia, utile al riequilibrio del primo chakra.

BADDHA KONASANA

Lega il tuo piccolo cuore a cuore e portati in una posizione comoda seduta unendo le piante dei piedi il più vicino possibile al perineo, mantieni la schiena ben dritta. Allarga la base di appoggio dei tuoi ischi, premendo il coccige indietro e ruotando leggermente l’interno delle cosce verso il basso, puoi appoggiarti ad un muro così da facilitare l’attenzione a rimanere nel respiro. Afferra le dita dei piedi e se non ci arrivi, le tue caviglie o tieniti con le mani agli stinchi.

Ora inspirando, porta il respiro verso il primo chakra. Trattieni l’inspiro contando fino a cinque mentre si esegue mula bandha**, contraendo verso l’interno e verso l’alto i muscoli intorno al perineo. Continua a tenere mula bandha** mentre si rilascia il respiro lentamente e completamente contando fino a cinque. Quando

l’espiro è completato, trattenere un momento il respiro a polmoni vuoti mentre si rilascia mula bandha**. Ripetere 5-10 volte, poi rilassare e respirare normalmente, osservando le sensazioni del perineo.

**In sanscrito : Mula significa radice – o fondamenta – e si trova alla base della colonna vertebrale, il primo Chakra. Bandha significa trattenere, legare, afferrare o anche stringere, sono contrazioni o chiusure di alcune parti del nostro corpo. Le utilizziamo durante la pratica degli Asana per racchiudere l’energia del corpo in determinati punti ed evitare che si disperda.

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